Come quando hai voglia di viaggiare, e ti chiedi dove andare, in India a cercare te stesso o in campagna dietro casa tua a fare due passi. Come quando hai voglia di qualcosa di diverso, di cambiare, di stravolgere i tuoi riferimenti. Come quando non sai che musica ascoltare,
Cajkovskij o Bob Marley? O entrambi?
Così il Curry, le bietole e le patate vengono a fare da sezione ritmica al riso solista. L'orchestra è servita.
Bietole & Patate: taglia le bietole e le patate ben lavate e mettile a sbollentare in acqua salata per dieci minuti. Scolale e completa la cottura in padella con olio, aglio e pepe. Pronte.
Pollo al curry: taglia il petto di pollo a tocchetti, inebrialo tocchetto dopo tocchetto di farina e metti a friggere in olio ben caldo. Non appena il pollo inizia a colorarsi aggiungi mezzo bicchiere d'acqua, il curry ed il prezzemolo. "Cuoci fino a quando l'acqua si trasforma in una cremina" - The master chef - ed è pronto.
Riso bollito: fai bollire il riso in acqua salata. Quando è cotto scolalo e aggiungi olio e pepe nero.
Servi le tre pietanze in un unico piatto e gustali mischiando i sapori.
Il concerto
di Radu Mihaileanu
Dopo una lauta cena, senza nemmeno il tempo di digerire, sistemiamo i cuscini, abbassiamo le luci, il divano è pronto. Stasera tutti d'accordo: si vede Il concerto, promosso con grande entusiasmo da Mariano e accolto con grande favore da Giulia. Al signor Mihaileanu, già regista del molto bello Train de vie, piace mettere in scena storie di fughe che accettano la simulazione e invitano all'imbroglio, e poco importa essere onesti quando si è animati da oneste aspirazioni. La storia è questa: un direttore d'orchestra del Bolshoi, silurato nella Russia di Breznev per
aver osato difendere i suoi musicisti ebrei e ridotto a fare
l'inserviente, intercetta un fax indirizzato alla direzione del teatro. Il fax recita che il Théâtre du Châtelet ha invitato
l'orchestra del Bolshoi a suonare a Parigi. Andreï Filipov concepisce la vendetta e il suo riscatto di artista, riunisce i
componenti della sua vecchia orchestra e li conduce sul palcoscenico
francese sotto mentite spoglie. Il tutto raccontato con un umorismo sottile e beffardo.
Una battuta del film dice: "Pensaci, cos'è un
concerto? Tante persone che si uniscono per un unico obiettivo, trovare
l'armonia, questa è la musica, è la musica il vero comunismo!". L'indissolubile legame che stringe finzione, fuga e libertà, passa
questa volta attraverso la musica classica e in particolare le partiture
popolari (e per questo avversate dai gerarchi del comunismo) di
Cajkovskij. Ed è un crescendo continuo fino al Concerto per Violino e Orchestra, diretto da Filipov
nell'epilogo e metafora evidente della relazione tra il singolo e la
collettività.
E poi alla fine scopro che il mimetismo degli ebrei sul quale lavora da sempre Mihaileanu è un tema che egli stesso conosce molto bene, il
padre si chiamava Buchmann: cambiò cognome per non passare
troppi guai nella Romania prima filo-nazista, poi comunista.
Ringrazio Mariano. Anche Giulia è soddisfatta. Davvero due ore ben spese.



