E oggi, ancora una volta, a tavola c'è un pesce, economico e freschissimo perchè nativo e natante dei nostri mari: lo spatola.
Per preparare questi involtini iniziamo dalla vellutata di zucca con la quale abbiamo deciso di servirli. Prendi una zucca medio/piccola (o mezza grande, o fai tu) e sbucciala. Tagliala e mettila sul fuoco in una padella oleata con uno spicchio d'aglio; rosola un po' e poi aggiungi un bicchiere d'acqua o, ancora meglio, di brodo di verdure. Aggiungi il sale, metti un coperchio e lascia cuocere. Quando è cotta togli lo spicchio d'aglio e frulla tutto. Aggiungi un po' di peperoncino e aggiustala di sale.
Inizia a preparare il ripieno degli involtini che è il risultato di una mistura di pan grattato, farina di mandorle, la scorza di un limone grattugiata, due foglie di salvia tritate, sale, pepe nero e un goccio d'olio. Adesso il pesce: o lo compri già pulito (come abbiamo astutamente fatto noi) o lo pulisci da te. Stendi il filetto di spatola (tenendo bene a bada che la parte esterna del pesce deve essere la parte esterna dell'involtino) e coprilo di ripieno. Poi arrotola il filetto e fissalo con uno stuzzicadenti. Ultima con una pioggia di scaglie di mandorle e inforna per quindici minuti a 180°. Servilo sulla crema di zucca e ingentilisci con un filo d'olio d'oliva.
Che bontà.
Ladri di cadaveri
di John Landis
John Landis: gli sono molto grato. È nato a Chicago, patria acquisita e culla del blues e del jazz.
Le biografie registrano: portalettere alla Fox. Contatti con gente importante, poi molto importante. Incontro casuale decisivo, e il caso è generoso perché di Hitchcock trattasi. E poi frequentazione dei set per imparare i trucchi. Quindi la possibilità di mettere in pratica quei trucchi. Qualche esperimento e poi l'incontro del destino, l'incontro con John Belushi.
Sto già piangendo.
La memoria popolare del cinema, che è esigente, attribuisce al grande regista di Chicago almeno tre titoli: Animal House, The Blues Brothers e Una poltrona per due. Le due icone nerovestite, con occhialini e cappelli, sempre neri, non sono un'istantanea del cinema, sono una grafica del Novecento. Qualcosa che trascende il cinema per diventare arte generale. Ed è davvero roba di pochissimi registi.
Ma torniamo al film:
"Questa storia è ispirata a fatti reali, tranne quelli che non lo sono"
William Burke (Simon Pegg) e William Hare (Andy Serkis), realmente esistiti e narrati anche da Stevenson, cercano di sbarcare il lunario nell’Edimburgo del 1828. Dopo l’ennesima impresa commerciale fallita, ritornano alla pensione di Hare e scoprono che il loro inquilino è morto il giorno in cui doveva pagare l’affitto. Mentre la coppia decide di come liberarsi del corpo, si rendono conto che un cadavere può fruttare una bella somma. Edimburgo è il centro dell’universo della ricerca medica e i dottori della città cercano disperatamente cadaveri per le loro lezioni di anatomia. Tra questi gli spietati rivali, il progressista Dottor Knox (Tom Wilkinson) e il tradizionalista Dottor Monroe (Tim Curry).
Landis realizza una gradevole favola gotica, nera, nerissima, che percorre tante, tantissime tematiche. I costi del progresso, che passa inevitabilmente da crimini e cadaveri, ma anche l'evoluzione dell'arte e della cultura, il rapporto tra piccoli delinquenti e crimine organizzato.
Nel film tutto ciò si intreccia e la vicenda si snoda sulla base delle relazioni che intercorrono tra i personaggi. Sembra un horror ma fa molto ridere.
Bravi gli attori, bellissima l'ambientazione. bella la trovata di Charles Darwin, vera anche quella. Gradevole la colonna sonora con uno scottish/irish folk mai invadente.
Le biografie registrano: portalettere alla Fox. Contatti con gente importante, poi molto importante. Incontro casuale decisivo, e il caso è generoso perché di Hitchcock trattasi. E poi frequentazione dei set per imparare i trucchi. Quindi la possibilità di mettere in pratica quei trucchi. Qualche esperimento e poi l'incontro del destino, l'incontro con John Belushi.
Sto già piangendo.
La memoria popolare del cinema, che è esigente, attribuisce al grande regista di Chicago almeno tre titoli: Animal House, The Blues Brothers e Una poltrona per due. Le due icone nerovestite, con occhialini e cappelli, sempre neri, non sono un'istantanea del cinema, sono una grafica del Novecento. Qualcosa che trascende il cinema per diventare arte generale. Ed è davvero roba di pochissimi registi.
Ma torniamo al film:
"Questa storia è ispirata a fatti reali, tranne quelli che non lo sono"
William Burke (Simon Pegg) e William Hare (Andy Serkis), realmente esistiti e narrati anche da Stevenson, cercano di sbarcare il lunario nell’Edimburgo del 1828. Dopo l’ennesima impresa commerciale fallita, ritornano alla pensione di Hare e scoprono che il loro inquilino è morto il giorno in cui doveva pagare l’affitto. Mentre la coppia decide di come liberarsi del corpo, si rendono conto che un cadavere può fruttare una bella somma. Edimburgo è il centro dell’universo della ricerca medica e i dottori della città cercano disperatamente cadaveri per le loro lezioni di anatomia. Tra questi gli spietati rivali, il progressista Dottor Knox (Tom Wilkinson) e il tradizionalista Dottor Monroe (Tim Curry).
Landis realizza una gradevole favola gotica, nera, nerissima, che percorre tante, tantissime tematiche. I costi del progresso, che passa inevitabilmente da crimini e cadaveri, ma anche l'evoluzione dell'arte e della cultura, il rapporto tra piccoli delinquenti e crimine organizzato.
Nel film tutto ciò si intreccia e la vicenda si snoda sulla base delle relazioni che intercorrono tra i personaggi. Sembra un horror ma fa molto ridere.
Bravi gli attori, bellissima l'ambientazione. bella la trovata di Charles Darwin, vera anche quella. Gradevole la colonna sonora con uno scottish/irish folk mai invadente.
Ovviamente consigliamo, per chi è stato in bagno fino ad ora, la visione di The Blues Brothers (1980) e quella di Animal House (1978). Che sono due film grandiosi.








