lunedì 11 marzo 2013

Ladri di involtini

Involtini di spatola su crema di zucca

E oggi, ancora una volta, a tavola c'è un pesce, economico e freschissimo perchè nativo e natante dei nostri mari: lo spatola.
Per preparare questi involtini iniziamo dalla vellutata di zucca con la quale abbiamo deciso di servirli. Prendi una zucca medio/piccola (o mezza grande, o fai tu) e sbucciala. Tagliala e mettila sul fuoco in una padella oleata con uno spicchio d'aglio; rosola un po' e poi aggiungi un bicchiere d'acqua o, ancora meglio, di brodo di verdure. Aggiungi il sale, metti un coperchio e lascia cuocere. Quando è cotta togli lo spicchio d'aglio e frulla tutto. Aggiungi un po' di peperoncino e aggiustala di sale.
Inizia a preparare il ripieno degli involtini che è il risultato di una mistura di pan grattato, farina di mandorle, la scorza di un limone grattugiata, due foglie di salvia tritate, sale, pepe nero e un goccio d'olio. Adesso il pesce: o lo compri già pulito (come abbiamo astutamente fatto noi) o lo pulisci da te. Stendi il filetto di spatola (tenendo bene a bada che la parte esterna del pesce deve essere la parte esterna dell'involtino) e coprilo di ripieno. Poi arrotola il filetto e fissalo con uno stuzzicadenti. Ultima con una pioggia di scaglie di mandorle e inforna per quindici minuti a 180°. Servilo sulla crema di zucca e ingentilisci con un filo d'olio d'oliva.
Che bontà.

 

Ladri di cadaveri
di John Landis 

John Landis: gli sono molto grato. È nato a Chicago, patria acquisita e culla del blues e del jazz.
Le biografie registrano: portalettere alla Fox. Contatti con gente importante, poi molto importante. Incontro casuale decisivo, e il caso è generoso perché di Hitchcock trattasi. E poi frequentazione dei set per imparare i trucchi. Quindi la possibilità di mettere in pratica quei trucchi. Qualche esperimento e poi l'incontro del destino, l'incontro con John Belushi.
Sto già piangendo.
La memoria popolare del cinema, che è esigente, attribuisce al grande regista di Chicago almeno tre titoli: Animal House, The Blues Brothers e Una poltrona per due. Le due icone nerovestite, con occhialini e cappelli, sempre neri, non sono un'istantanea del cinema, sono una grafica del Novecento. Qualcosa che trascende il cinema per diventare arte generale. Ed è davvero roba di pochissimi registi.
Ma torniamo al film:

"Questa storia è ispirata a fatti reali, tranne quelli che non lo sono"

William Burke (Simon Pegg) e William Hare (Andy Serkis), realmente esistiti e narrati anche da Stevenson, cercano di sbarcare il lunario nell’Edimburgo del 1828. Dopo l’ennesima impresa commerciale fallita, ritornano alla pensione di Hare e scoprono che il loro inquilino è morto il giorno in cui doveva pagare l’affitto. Mentre la coppia decide di come liberarsi del corpo, si rendono conto che un cadavere può fruttare una bella somma. Edimburgo è il centro dell’universo della ricerca medica e i dottori della città cercano disperatamente cadaveri per le loro lezioni di anatomia. Tra questi gli spietati rivali, il progressista Dottor Knox (Tom Wilkinson) e il tradizionalista Dottor Monroe (Tim Curry).
Landis realizza una gradevole favola gotica, nera, nerissima, che percorre tante, tantissime tematiche. I costi del progresso, che passa inevitabilmente da crimini e cadaveri, ma anche l'evoluzione dell'arte e della cultura, il rapporto tra piccoli delinquenti e crimine organizzato.
Nel film tutto ciò si intreccia e la vicenda si snoda sulla base delle relazioni che intercorrono tra i personaggi.  Sembra un horror ma fa molto ridere.
Bravi gli attori, bellissima l'ambientazione. bella la trovata di Charles Darwin, vera anche quella. Gradevole la colonna sonora con uno scottish/irish folk mai invadente.
Ovviamente consigliamo, per chi è stato in bagno fino ad ora, la visione di The Blues Brothers (1980) e quella di Animal House (1978). Che sono due film grandiosi.
 

lunedì 29 ottobre 2012

Sud side calamari

Calamari ripieni con pomodorini gratinati

Silenzio. Il sole forte di mezzodì. L'ombra della persiana. Vento. Piedi nudi. Un leggero vino bianco ghiacciato. Lo sguardo fermato solo dall'orizzonte. Rumore di vento. Profumo di mare. No, non è profumo di mare. Eccolo laggiù il mare, si vede. Il profumo è invece... di tipica cucina Siciliana, che a volte profuma come il mare.
Ci scuseranno tutti i pesci del Mediterraneo ma è un piatto la cui bontà è difficile da descrivere. Quindi non lo facciamo. Ma vi diciamo come si fa.
Prima il ripieno: taglia i pomodorini e mettili in una teglia con il pangrattato (molto) condito con prezzemolo, aglio, scorza di limone (poche grattugiate), sale, pepe nero e olio. Metti in forno fino a quando il pangrattato diventa dorato (è preferibile usare la funzione grill del forno). Quando è pronto dai una bella mescolata al tutto. Ora accendi la piastra di ghisa (o il barbecue, o una padella) e cuoci i calamari, che in pochi attimi saranno pronti. Adesso riempi ogni calamaro con quell'incredibile gratin che hai fatto e servi in un piatto accompagnato da una bella e fresca insalata verde. I nostri palati sono letteralmente impazziti.


Sud Side Stori
di Roberta Torre
 
Ci incuriosisce questa cineasta milanese trapiantata a Palermo che con il suo primo lungometraggio, Tano da morire, ha riempito le sale e meravigliato la critica. Così decidiamo di vedere Sud side story; nel film, ispirato ad una vicenda reale, ci si muove tra il musical West side story di Robert Wise del 1961 e Shakespeare con il sempreverde Romeo & Juliet. Il tutto ambientato a Palermo nella nostra angusta epoca. Il destino fa incontrare Toni Giulietto, scalcinato cantante di feste di piazza, e Romea Wacoubo, una ragazza nigeriana che fa la prostituta. Tra i due nasce subito l’amore, che, come in tutte le più struggenti storie d'amore, viene però contrastato sia dalle zie di Toni che dalle amiche di Romea.
In realtà, il testo shakesperiano è solo un pretesto per raccontare in modo originale le difficoltà di inserimento in Italia di chi arriva da culture diverse e l'attuale impossibilità di superare pregiudizi atavici da entrambe le parti.
Si vede e si sente la fotografia di Daniele Ciprì così come la mano di Franco Maresco nella sceneggiatura, due tra i più grandi artigiani del cinema siciliano e italiano. Ma i complimenti vanno sicuri alla regista, una vera visionaria, ironica, divertente, musicale e mai superficiale nonostante la drammatica tematica dell'immigrazione. Una milanese perfettamente a suo agio a Palermo. Questo è un buon esempio di integrazione.

 

sabato 13 ottobre 2012

Le carote del 6° piano

Potage di carote

Il leit-motive di quest'estate, un entrèe che ha riscosso un successo inimmaginabile, un piatto fresco, colorato e gustoso. Una ricetta facile facile dall'esito sorprendente: taglia una cipolla piccola, un pezzettino di sedano, circa otto carote e una patata e salta tutto velocemente in padella con olio e sale. Adesso aggiungi un po' d'acqua salata e fai cuocere. Quando le carote sono cotte frulla tutto con un frullatore ad immersione fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungi della scorza di limone grattugiata e del prezzemolo tritato. Una spruzzata di peperoncino macinato ed è pronto per essere servito a tavola, tiepido o freddo, accompagnato da crostini di pane.


Le donne del 6° piano
di Philippe Le Guay

Questa volta il ringraziamento sale tutto lo stivale e arriva fino a Milano, fino a Naemi, che ci ha imposto la visione di questo Le donne del 6° piano, nelle sale lo scorso anno.
Dovete sapere che nei palazzi borghesi di Parigi, costruiti alla fine dell’Ottocento, il sesto piano aveva i soffitti più bassi ed era riservato ai domestici che lavoravano dal quinto in giù. Oggi sono mansarde che valgono qualche miliardo di euro ciascuno, ma un tempo parlare delle «donne del sesto piano» era qualcosa di ammiccante e peccaminoso. È quanto accade, negli anni ’60, a Jean-Louis, un agente di cambio dal carattere molto rigido che scopre, proprio nel sesto piano del suo palazzo, una banda di cameriere spagnole molto esuberanti. Dopo che la moglie litiga per l'ennesima volta con la governante bretone questa se ne va e la coppia decide di assumere una nuova cameriera, Maria, appena arrivata dalla Spagna. Grazie a Maria, Jean-Louis scopre il mondo di queste donne che vivono in camere minuscole e senza servizi conservando nonostante ciò l'allegria e il buonumore, si affeziona a loro e le aiuta a risolvere alcuni piccoli problemi.
È un film che parla di immigrazione, di solitudine, di amore, di amicizia, di sofferenza, di incomunicabilità, di pregiudizi duri da abbattere e di comunità che diventano famiglie allargate.
Il cinema francese ha, tra le qualità da riconoscergli, quella di saper portare sullo schermo commedie la cui apparente leggerezza si rivela tale da farle apprezzare dal pubblico più vasto ma che, osservate con attenzione, si rivelano più significative di quanto non appaia a un primo sguardo superficiale.
Da sottolineare le grandi prove di Fabrice Luchini, uno dei miei attori preferiti, e Carmen Maura, una delle attrici preferite da Almodovar. Un film gustoso e fragrante come un sacchetto di popcorn caldi, salati e fumanti.

giovedì 4 ottobre 2012

L'età dei bignè


Bignè alla crema

Uno tra la moltitudine di motivi che mi trattengono in Sicilia è sicuramente la concezione che il popolo di quest'isola ha della tavola e del ritrovarsi a tavola. Ci si siede a tavola per nutrirsi, chiaro, ma non solo. Quando da piccolo combinavo qualche cazzata ad esempio, confessavo solo a tavola, unico luogo dove pensavo non poter essere picchiato. E mai lo sono stato. O ancora finire il pranzo e rimanere ancora a tavola a chiacchierare e bere e litigare e mangiucchiare. La tavola attenua gli animi, il cibo soffoca qualsiasi forma di violenza tra i convitati. E in Sicilia abbiamo un segreto per prolungare questa sensazione di pace: non ci alziamo dalla tavola. Cominciamo spizzicando qualcosa di salato e bevendo bollicine, poi il piatto forte, un immancabile primo, e se ancora non basta un abbondante secondo con contorno; saremmo già sazi ma qui entra in gioco quel sovrappiù di cui vi parlavo poc'anzi: rimaniamo tutti seduti e continuiamo con, portata dopo portata, frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè, che non ho mai ben capito cosa fosse.
Così questa volta pensiamo al dolce, che a volte può essere facile.
Prendi due tuorli d'uovo e sbattili con  una frusta insieme a 160g di zucchero. Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungi piano piano 80g di farina 00 continuando a mescolare. E senza smettere di mescolare versa mezzo litro di latte a temperatura ambiente evitando la formazione di grumi, ostili nemici dei dolci . Una volta ottenuto una miscela liscia aggiungi la scorza di limone e versa tutto in una pentola. Cuoci la crema a fuoco lento, continuando ad amalgamare fino a raggiungere la densità giusta. Lascia riposare per un po' e la crema è fatta. Compra il bignè (farlo è molto difficile). Infine frulla insieme zucchero e fragole fino ad ottenere una mistura omogenea e densa. Adesso comincia a comporre: metti la crema bianca in un saccapoche e riempi i bignè, guarniscine la parte superiore ancora con un po' di crema e sopra questa la crema di fragole. Una bontà indicibile.
No, non vi potete ancora alzare da tavola, c'è la bottiglia di limoncello da finire.
 





L'età barbarica
di Denys Arcand

E per digerire niente di meglio di un film sul divano, sguaiati in penombra.
Dopo Le Invasioni Barbariche, che ci è piaciuto molto, diamo in pasto ai nostri occhi l'ultimo film della trilogia (Il declino dell'impero americano del 1986, consigliatissimo anche questo, e il già citato Le invasioni barbariche del 2003) di riflessione morale sui nostri tempi e sulla nostra società del regista canadese Denys Arcand.
Il protagonista è un uomo che non si trova a proprio agio con la sua vita e con il suo ruolo nella società: la moglie pensa solo al lavoro e le due figlie sono assatanate di i-Pod, videogiochi e merendine. Lui supplisce alla mancanza di emozioni della sua quotidianità fantasticando sull'essere famoso, sull'avere a sua disposizione un vero e proprio harem ma anche sul poter semplicemente raccontare i propri disagi a qualche interessato. Queste fantasie portano il film ad essere spesso divertente, folle e anche molto visionario. L'immaginazione al potere signori.
E in più, come al solito, non manca l'occhio critico e a volte impietoso di Arcand sull'epoca in cui stiamo vivendo, sulle contraddizioni della società occidentale in cui il consumismo e la ricerca del successo a tutti i costi ci stanno lobotomizzando il cervello. Vi raccomando dunque, occhi aperti.


lunedì 28 maggio 2012

Gran Tortino


Tortino di cavolfiore e porri


In acqua salata metti a bollire il cavolfiore. Ci vorrà circa un quarto d'ora. Usa questo tempo per preparare la besciamella, Come si fa? Semplice: è una scienza. Sciogli a fuoco bassissimo 20g di burro in un pentolino, aggiungi un cucchiaio di farina ( 10g circa ) e mescola con un cucchiaio di legno evitando il formarsi dei grumi. aggiungi, lentamente, due bicchieri di latte ( 40cl circa ) continuando a mescolare. Un pizzico di sale e uno di pepe nero. Mescola, mescola, mescola, mescola fino ad ottenere la densità preferita, l'unico rischio è la tendinite carpale. Il cavolfiore sarà pronto. Scolalo e saltalo in olio con il porro e prezzemolo tagliati finemente. Stendi la pasta brisè ( che trovi in tutti i supermerkati ) in una teglia provvista di carta forno e riempila con il cavolfiore. Sovrasta il tutto con la besciamella, parmigiano grattugiato a palla e semi di sesamo. Inforna a 180° per circa 20 minuti. Non farla bruciare insomma. Goduria per il palato. Bon appètit!





Gran Torino
di Clint Eastwood

Ancora una volta è Mariano a darci la dritta: su Rete4 danno, in prima serata, Gran Torino, del buon vecchio maestro Eastwood. Riflettiamo. Infine decidiamo di vederlo e di supplire con lo zapping la numerosa pubblicità che ci propina Merdaset.  In questo film Clint è un duro, come in tutti i film, è vecchio, fuma senza filtro ed ha fatto la guerra di Corea. E la guerra lo ha segnato. Da quando la moglie lo ha lasciato i suoi unici interessi sono la birra, il suo cane e un'auto, modello Gran Torino. In questo film Clint è incazzato come non mai, con gli asiatici, ovvio, con i neri, con i giovani, con chiunque. Ma oggi vive (e anche noi) in una società multi razziale e, ahi noi, multirazzista, e questo vecchio reduce xenofobo deve fare i conti con tutto ciò che ne consegue. Film dai contenuti seri ma che per più di un'ora diverte sorprendentemente. Si ride di gusto insomma. Film che insegna. Film che sa di cinema. Film che sa di Grande Cinema. Eastwood conferma di essere uno dei più grandi registi contemporanei. Didattico visti i tempi che corrono.
Alla fine del film ci sembra di essere stati al cinema, ma vi assicuro che non ci siamo mossi dal divano.


lunedì 21 maggio 2012

Parmigianine Noir

Parmigianina


"Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose". Così asseriva il grande filosofo Wittgenstein. Per lui le parmigianine esistono come entità del mondo con tutte le loro intrinseche proprietà, e non come riteneva  la tradizionale filosofia per la quale le parmigianine non erano altro che parmigiana, ma come divisa, disgregata. Noi siamo dalla parte del filosofo austriaco (e cioè dalla parte di tutte le persone emarginate): le parmigianine esistono ontologicamente.
Per prima cosa metti le melanzane tagliate a fette sotto sale in uno scolapasta. Poi sciacquale, asciugale bene e friggile. Riponi le melanzane fritte su carta assorbente e rifletti. La salsa di pomodorini (Pachino o Datterino) puoi ottenerla scaldando un po d'olio in una padella con uno spicchio d'aglio e aggiungendo dopo pochi minuti i pomodorini tagliati in pezzi. Aggiungi un po' d'acqua (dipende dalla quantità di pomodorini che vuoi usare e quindi di parmigianine che vuoi cucinare e quindi di fame che hai), sale e basilico fresco e lascia cuocere fin quando non si addensa. Preparati il formaggio a tocchetti. Adesso attenzione: su ogni fetta di melanzana disponi un cucchiaino di salsa, basilico sempre fresco, formaggio, parmigiano grattugiato (sennò che parmigiana è?) e un secondo strato di melanzana e ancora ripetere l'operazione per un altro strato fino a formare una porzione single di parmigiana. Ovviamente ti consigliamo di mangiarle in compagnia. Inforna tutto per cinque minuti a forno veramente caldo ed è pronto. Bom proveito!




Notturno Bus
di Davide Marengo

Davvero non me lo aspettavo. Proprio un bel film l'esordio alla regia di Davide Marengo. Notturno Bus è un po commedia sentimentale, un po' gangstar movie: in altri tempi il film si sarebbe definito giallo-rosa, ma ora pesano, infinitamente, gli influssi di Tarantino. Quindi è tutto un casino.
Giovanna Mezzogiorno è una ladra bellissima con un'incontrollata pulsione a sedurre, che inciampa in una faccenda più grande di lei. Valerio Mastandrea è un autista di autobus che ha studiato filosofia, ama il poker anche se perde con una regolarità da mettere in discussione anche la legge delle probabilità. E poi ci sono un microchip che può rovinare un uomo importante, un agente dei servizi segreti buonissimo, due killer grotteschi e le avvincenti corse in autobus di notte per le vie di Roma.
Il ritmo è incalzante e la trama coinvolgente. Ottima la fotografia. Consigliato.

lunedì 5 marzo 2012

Polentine d'appartamento



Polentine di campo
Le polentine sono composte di semolino, quindi per le preparazione rimandiamo al post precedente. La preparazione infatti è identica: cambia invece l'accompagnamento, che ne determina il cambio di sapore nonchè di aspetto; sono proprio belle da vedere e da servire queste polentine. Prepara dei dischetti di semolino e infornali da soli per dieci minuti. Per accompagnarli noi abbiamo scelto la segale selvatica, lavata, pulita e poi bollita, quindi saltata in padella con olio e due spicchi d'aglio. Una volta pronta, sistema una forchettata di verdura sopra un dischetto di semolino aggiungendo anche del formaggio cremoso e impreziosisci ogni dischetto con il parmigiano. Disponi il tutto in una teglia e inforna per altri dieci minuti. Servito. 

            
 L'Appartamento 
di Billy Wilder

"E una cosa meravigliosa un pranzo per due.
In genere mangia solo?
No no no: qualche volta ceno con Eisenhower, a volte con Billy Wilder, o con Perry Como. L'altra sera ho cenato con Greta Garbo. Era molto più giovane, allora."

Già, è davvero una cosa meravigliosa un pranzo per due, per dirla con Woody Allen, una di quelle cose per cui vale la pena vivere (Provaci ancora Sam, 1972). Immaginate: sabato, grigia giornata d'inverno, pioggerella sottile, domani non si lavora, Lei più bella che mai, pranzo luculliano per due...caffè, sigarette arrotolate e gran film in proiezione domestica pomeridiana. E il film è, indiscutibilmente, un grandissimo film. Che film? "L'appartamento" del 1960. 
Dunque: New York, 1960. L'impiegato di una compagnia d'assicurazioni C.C. Baxter, detto dai suoi superiori "Cicci bello", ha un piccolo appartamento in affitto e mosso da tanta "generosità" presta tale appartamento ai superiori i quali lo usano per intrattenersi con dolci compagnie extraconiugali. In segno di riconoscenza questi permettono a Baxter una carriera fortunata che lo porta fino ai vertici dell'azienda. Fin quando non viene scoperto dal direttore. Costui, invece di licenziarlo, gli propone un accordo con il quale lui diventerà l'unico a usufruire dell'appartamento con la sua amante che a sua volta si scoprirà essere la giovane Fran della quale è da tempo segretamente innamorato il signor Baxter. Amore o carriera? Dilemma da tempi moderni, non vi svelo altro.
Wilder, con ironia, ci presenta una commedia che sa equilibrarsi tra romanticismo e satira. Una satira che aggredisce il capitalismo sfrenato che non premia il merito ma solo "chi ci sa fare", un film superiore per indagine psicologica e capacità di essere anche un simbolo,  simbolo di un mondo tristemente vero: è il mondo dell’uomo medio occidentale.
Straordinari i due protagonisti Jack Lemmon e Shirley MacLaine. Premiato da 5 oscar, miglior film, sceneggiatura, scenografia, montaggio e regia ne avrebbe meritato altri due per entrambi gli attori.
Dopo un'ora e mezza Lei è entusiasta, io alquanto innervosito dal non essere Jack Lemmon. Tra le più grandi commedie americane.