giovedì 4 ottobre 2012

L'età dei bignè


Bignè alla crema

Uno tra la moltitudine di motivi che mi trattengono in Sicilia è sicuramente la concezione che il popolo di quest'isola ha della tavola e del ritrovarsi a tavola. Ci si siede a tavola per nutrirsi, chiaro, ma non solo. Quando da piccolo combinavo qualche cazzata ad esempio, confessavo solo a tavola, unico luogo dove pensavo non poter essere picchiato. E mai lo sono stato. O ancora finire il pranzo e rimanere ancora a tavola a chiacchierare e bere e litigare e mangiucchiare. La tavola attenua gli animi, il cibo soffoca qualsiasi forma di violenza tra i convitati. E in Sicilia abbiamo un segreto per prolungare questa sensazione di pace: non ci alziamo dalla tavola. Cominciamo spizzicando qualcosa di salato e bevendo bollicine, poi il piatto forte, un immancabile primo, e se ancora non basta un abbondante secondo con contorno; saremmo già sazi ma qui entra in gioco quel sovrappiù di cui vi parlavo poc'anzi: rimaniamo tutti seduti e continuiamo con, portata dopo portata, frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè, che non ho mai ben capito cosa fosse.
Così questa volta pensiamo al dolce, che a volte può essere facile.
Prendi due tuorli d'uovo e sbattili con  una frusta insieme a 160g di zucchero. Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungi piano piano 80g di farina 00 continuando a mescolare. E senza smettere di mescolare versa mezzo litro di latte a temperatura ambiente evitando la formazione di grumi, ostili nemici dei dolci . Una volta ottenuto una miscela liscia aggiungi la scorza di limone e versa tutto in una pentola. Cuoci la crema a fuoco lento, continuando ad amalgamare fino a raggiungere la densità giusta. Lascia riposare per un po' e la crema è fatta. Compra il bignè (farlo è molto difficile). Infine frulla insieme zucchero e fragole fino ad ottenere una mistura omogenea e densa. Adesso comincia a comporre: metti la crema bianca in un saccapoche e riempi i bignè, guarniscine la parte superiore ancora con un po' di crema e sopra questa la crema di fragole. Una bontà indicibile.
No, non vi potete ancora alzare da tavola, c'è la bottiglia di limoncello da finire.
 





L'età barbarica
di Denys Arcand

E per digerire niente di meglio di un film sul divano, sguaiati in penombra.
Dopo Le Invasioni Barbariche, che ci è piaciuto molto, diamo in pasto ai nostri occhi l'ultimo film della trilogia (Il declino dell'impero americano del 1986, consigliatissimo anche questo, e il già citato Le invasioni barbariche del 2003) di riflessione morale sui nostri tempi e sulla nostra società del regista canadese Denys Arcand.
Il protagonista è un uomo che non si trova a proprio agio con la sua vita e con il suo ruolo nella società: la moglie pensa solo al lavoro e le due figlie sono assatanate di i-Pod, videogiochi e merendine. Lui supplisce alla mancanza di emozioni della sua quotidianità fantasticando sull'essere famoso, sull'avere a sua disposizione un vero e proprio harem ma anche sul poter semplicemente raccontare i propri disagi a qualche interessato. Queste fantasie portano il film ad essere spesso divertente, folle e anche molto visionario. L'immaginazione al potere signori.
E in più, come al solito, non manca l'occhio critico e a volte impietoso di Arcand sull'epoca in cui stiamo vivendo, sulle contraddizioni della società occidentale in cui il consumismo e la ricerca del successo a tutti i costi ci stanno lobotomizzando il cervello. Vi raccomando dunque, occhi aperti.


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