giovedì 19 gennaio 2012

Gnocchi milionari

Gnocchi al semolino

La polenta è fatta di semolino. Io non ho mai mangiato la polenta. Questo piatto non è polenta. Sono gnocchetti al semolino. Non capisco. Mi manca qualche passaggio. Ma non importa, in compenso sono una buona forchetta. Ai fornelli: prendi un litro di latte e mettilo sul fuoco insieme con una noce di burro, sale e pepe nero. Non appena bolle aggiungi il semolino a pioggia e mescola energicamente, meglio con una frusta, evitando la formazione di grumi. Cuoci a fuoco basso per qualche minuto fino a che il semolino si addensi. Dopodichè togli il tegame dal fuoco e aggiungi un bel po' di Parmigiano grattugiato. Fase due: Stendi il composto in una teglia precedentemente oliata e abbastanza capiente. Stendilo fino a raggiungere un centimetro circa di spessore. Fase tre: Prendi un altra teglia e imburrala. Taglia il composto di semolino oramai freddo in strisce e adagiale sulla teglia sovrapponendole leggermente una sull'altra e inserendo nel mezzo qualche fetta di provola. Cospargi la superficie di parmigiano, pepe, sesamo e tocchetti di burro quindi inforna tutto per circa venti minuti, fino a quando sopra si sarà formata una bella crosticina dorata. 



Millions
di Danny Boyle

Ok. Devo rispettare il regime cinematografico imposto da Giulietta: solo film contemporanei, a colori e con 30 fotogrammi al secondo: inutile stare a protestare o provare a spiegare. Cosi è e quindi mi adeguo; stasera non vedremo La morte corre sul fiume del 1955 ma Millions, di Danny Boyle, del 2004. Avrò visto Trainspotting più di trenta volte, ma ero adolescente e non capivo nulla nè di eroina nè di essere adulti. Con Millions siamo lontani anni luce da quegli scenari ma m'incanta ugualmente.
All'apparenza classica commedia leggera, Millions, fin dalle primissime battute, si dimostra invece una favola di incredibile attualità, capace, sotto la maschera della comicità e della leggerezza, di proporre al pubblico una infinita serie di riflessioni sul denaro, il senso della vita e della famiglia, la morte, il rapporto tra società e consumi. Ambientato in Gran Bretagna, il film racconta la storia di due fratelli di 8 e 10 anni, orfani di madre, Damian e Anthony che, per caso, si ritrovano in possesso di una valigia contenente migliaia di sterline.
Damien è un ragazzo buono, gentile e pieno di fantasia, tanto da immaginare di parlare con i santi, mentre suo fratello Anthony è materialista e concreto e non esita a ricorrere alle lacrime di coccodrillo per la morte della mamma per impietosire le persone.
Io lo dico sempre: i soldi fanno male, soprattutto se sono tanti. E cosi i due fratelli diventano improvvisamente ricchi e peggiori.
Perfetta la regia di Boyle, che propone un linguaggio cinematografico semplice ma ricercato, con inquadrature atipiche, inserti visionari e la sua abituale ossessione per i soldi e i treni, elementi presenti in tutta la sua cinematografia. Un discorso a parte merita il suo rapporto con la religione: doveva farsi prete, ma, verso i 14 anni, quando stava per entrare in seminario, un sacerdote gli fece capire che sarebbe stato meglio abbandonare l’idea. Per tutta risposta Danny Boyle si dedicò anima e corpo alle rappresentazioni teatrali scolastiche, una passione che, piano piano, lo avrebbe messo sulla strada scelta per la vita.
Il regista di Manchester parla, con «Millions», di Dio e scherza perfino con i santi: per questo c’è una Santa Chiara che fuma uno spinello, un San Giuseppe interpretato da un attore arabo, un San Pietro che viene da una città industriale, per testimoniare la sua origine proletaria.
Davvero un bel film, Giulietta è ancora sveglia e io, con in mente ancora Santa Chiara, penso a cosa farei se trovassi una borsa piena di soldi.
E metto su La morte corre sul fiume per addormentarmi.

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