sabato 13 ottobre 2012

Le carote del 6° piano

Potage di carote

Il leit-motive di quest'estate, un entrèe che ha riscosso un successo inimmaginabile, un piatto fresco, colorato e gustoso. Una ricetta facile facile dall'esito sorprendente: taglia una cipolla piccola, un pezzettino di sedano, circa otto carote e una patata e salta tutto velocemente in padella con olio e sale. Adesso aggiungi un po' d'acqua salata e fai cuocere. Quando le carote sono cotte frulla tutto con un frullatore ad immersione fino ad ottenere un composto omogeneo. Aggiungi della scorza di limone grattugiata e del prezzemolo tritato. Una spruzzata di peperoncino macinato ed è pronto per essere servito a tavola, tiepido o freddo, accompagnato da crostini di pane.


Le donne del 6° piano
di Philippe Le Guay

Questa volta il ringraziamento sale tutto lo stivale e arriva fino a Milano, fino a Naemi, che ci ha imposto la visione di questo Le donne del 6° piano, nelle sale lo scorso anno.
Dovete sapere che nei palazzi borghesi di Parigi, costruiti alla fine dell’Ottocento, il sesto piano aveva i soffitti più bassi ed era riservato ai domestici che lavoravano dal quinto in giù. Oggi sono mansarde che valgono qualche miliardo di euro ciascuno, ma un tempo parlare delle «donne del sesto piano» era qualcosa di ammiccante e peccaminoso. È quanto accade, negli anni ’60, a Jean-Louis, un agente di cambio dal carattere molto rigido che scopre, proprio nel sesto piano del suo palazzo, una banda di cameriere spagnole molto esuberanti. Dopo che la moglie litiga per l'ennesima volta con la governante bretone questa se ne va e la coppia decide di assumere una nuova cameriera, Maria, appena arrivata dalla Spagna. Grazie a Maria, Jean-Louis scopre il mondo di queste donne che vivono in camere minuscole e senza servizi conservando nonostante ciò l'allegria e il buonumore, si affeziona a loro e le aiuta a risolvere alcuni piccoli problemi.
È un film che parla di immigrazione, di solitudine, di amore, di amicizia, di sofferenza, di incomunicabilità, di pregiudizi duri da abbattere e di comunità che diventano famiglie allargate.
Il cinema francese ha, tra le qualità da riconoscergli, quella di saper portare sullo schermo commedie la cui apparente leggerezza si rivela tale da farle apprezzare dal pubblico più vasto ma che, osservate con attenzione, si rivelano più significative di quanto non appaia a un primo sguardo superficiale.
Da sottolineare le grandi prove di Fabrice Luchini, uno dei miei attori preferiti, e Carmen Maura, una delle attrici preferite da Almodovar. Un film gustoso e fragrante come un sacchetto di popcorn caldi, salati e fumanti.

giovedì 4 ottobre 2012

L'età dei bignè


Bignè alla crema

Uno tra la moltitudine di motivi che mi trattengono in Sicilia è sicuramente la concezione che il popolo di quest'isola ha della tavola e del ritrovarsi a tavola. Ci si siede a tavola per nutrirsi, chiaro, ma non solo. Quando da piccolo combinavo qualche cazzata ad esempio, confessavo solo a tavola, unico luogo dove pensavo non poter essere picchiato. E mai lo sono stato. O ancora finire il pranzo e rimanere ancora a tavola a chiacchierare e bere e litigare e mangiucchiare. La tavola attenua gli animi, il cibo soffoca qualsiasi forma di violenza tra i convitati. E in Sicilia abbiamo un segreto per prolungare questa sensazione di pace: non ci alziamo dalla tavola. Cominciamo spizzicando qualcosa di salato e bevendo bollicine, poi il piatto forte, un immancabile primo, e se ancora non basta un abbondante secondo con contorno; saremmo già sazi ma qui entra in gioco quel sovrappiù di cui vi parlavo poc'anzi: rimaniamo tutti seduti e continuiamo con, portata dopo portata, frutta, dolce, caffè e ammazzacaffè, che non ho mai ben capito cosa fosse.
Così questa volta pensiamo al dolce, che a volte può essere facile.
Prendi due tuorli d'uovo e sbattili con  una frusta insieme a 160g di zucchero. Una volta ottenuto un composto omogeneo, aggiungi piano piano 80g di farina 00 continuando a mescolare. E senza smettere di mescolare versa mezzo litro di latte a temperatura ambiente evitando la formazione di grumi, ostili nemici dei dolci . Una volta ottenuto una miscela liscia aggiungi la scorza di limone e versa tutto in una pentola. Cuoci la crema a fuoco lento, continuando ad amalgamare fino a raggiungere la densità giusta. Lascia riposare per un po' e la crema è fatta. Compra il bignè (farlo è molto difficile). Infine frulla insieme zucchero e fragole fino ad ottenere una mistura omogenea e densa. Adesso comincia a comporre: metti la crema bianca in un saccapoche e riempi i bignè, guarniscine la parte superiore ancora con un po' di crema e sopra questa la crema di fragole. Una bontà indicibile.
No, non vi potete ancora alzare da tavola, c'è la bottiglia di limoncello da finire.
 





L'età barbarica
di Denys Arcand

E per digerire niente di meglio di un film sul divano, sguaiati in penombra.
Dopo Le Invasioni Barbariche, che ci è piaciuto molto, diamo in pasto ai nostri occhi l'ultimo film della trilogia (Il declino dell'impero americano del 1986, consigliatissimo anche questo, e il già citato Le invasioni barbariche del 2003) di riflessione morale sui nostri tempi e sulla nostra società del regista canadese Denys Arcand.
Il protagonista è un uomo che non si trova a proprio agio con la sua vita e con il suo ruolo nella società: la moglie pensa solo al lavoro e le due figlie sono assatanate di i-Pod, videogiochi e merendine. Lui supplisce alla mancanza di emozioni della sua quotidianità fantasticando sull'essere famoso, sull'avere a sua disposizione un vero e proprio harem ma anche sul poter semplicemente raccontare i propri disagi a qualche interessato. Queste fantasie portano il film ad essere spesso divertente, folle e anche molto visionario. L'immaginazione al potere signori.
E in più, come al solito, non manca l'occhio critico e a volte impietoso di Arcand sull'epoca in cui stiamo vivendo, sulle contraddizioni della società occidentale in cui il consumismo e la ricerca del successo a tutti i costi ci stanno lobotomizzando il cervello. Vi raccomando dunque, occhi aperti.


lunedì 28 maggio 2012

Gran Tortino


Tortino di cavolfiore e porri


In acqua salata metti a bollire il cavolfiore. Ci vorrà circa un quarto d'ora. Usa questo tempo per preparare la besciamella, Come si fa? Semplice: è una scienza. Sciogli a fuoco bassissimo 20g di burro in un pentolino, aggiungi un cucchiaio di farina ( 10g circa ) e mescola con un cucchiaio di legno evitando il formarsi dei grumi. aggiungi, lentamente, due bicchieri di latte ( 40cl circa ) continuando a mescolare. Un pizzico di sale e uno di pepe nero. Mescola, mescola, mescola, mescola fino ad ottenere la densità preferita, l'unico rischio è la tendinite carpale. Il cavolfiore sarà pronto. Scolalo e saltalo in olio con il porro e prezzemolo tagliati finemente. Stendi la pasta brisè ( che trovi in tutti i supermerkati ) in una teglia provvista di carta forno e riempila con il cavolfiore. Sovrasta il tutto con la besciamella, parmigiano grattugiato a palla e semi di sesamo. Inforna a 180° per circa 20 minuti. Non farla bruciare insomma. Goduria per il palato. Bon appètit!





Gran Torino
di Clint Eastwood

Ancora una volta è Mariano a darci la dritta: su Rete4 danno, in prima serata, Gran Torino, del buon vecchio maestro Eastwood. Riflettiamo. Infine decidiamo di vederlo e di supplire con lo zapping la numerosa pubblicità che ci propina Merdaset.  In questo film Clint è un duro, come in tutti i film, è vecchio, fuma senza filtro ed ha fatto la guerra di Corea. E la guerra lo ha segnato. Da quando la moglie lo ha lasciato i suoi unici interessi sono la birra, il suo cane e un'auto, modello Gran Torino. In questo film Clint è incazzato come non mai, con gli asiatici, ovvio, con i neri, con i giovani, con chiunque. Ma oggi vive (e anche noi) in una società multi razziale e, ahi noi, multirazzista, e questo vecchio reduce xenofobo deve fare i conti con tutto ciò che ne consegue. Film dai contenuti seri ma che per più di un'ora diverte sorprendentemente. Si ride di gusto insomma. Film che insegna. Film che sa di cinema. Film che sa di Grande Cinema. Eastwood conferma di essere uno dei più grandi registi contemporanei. Didattico visti i tempi che corrono.
Alla fine del film ci sembra di essere stati al cinema, ma vi assicuro che non ci siamo mossi dal divano.


lunedì 21 maggio 2012

Parmigianine Noir

Parmigianina


"Il mondo è la totalità dei fatti, non delle cose". Così asseriva il grande filosofo Wittgenstein. Per lui le parmigianine esistono come entità del mondo con tutte le loro intrinseche proprietà, e non come riteneva  la tradizionale filosofia per la quale le parmigianine non erano altro che parmigiana, ma come divisa, disgregata. Noi siamo dalla parte del filosofo austriaco (e cioè dalla parte di tutte le persone emarginate): le parmigianine esistono ontologicamente.
Per prima cosa metti le melanzane tagliate a fette sotto sale in uno scolapasta. Poi sciacquale, asciugale bene e friggile. Riponi le melanzane fritte su carta assorbente e rifletti. La salsa di pomodorini (Pachino o Datterino) puoi ottenerla scaldando un po d'olio in una padella con uno spicchio d'aglio e aggiungendo dopo pochi minuti i pomodorini tagliati in pezzi. Aggiungi un po' d'acqua (dipende dalla quantità di pomodorini che vuoi usare e quindi di parmigianine che vuoi cucinare e quindi di fame che hai), sale e basilico fresco e lascia cuocere fin quando non si addensa. Preparati il formaggio a tocchetti. Adesso attenzione: su ogni fetta di melanzana disponi un cucchiaino di salsa, basilico sempre fresco, formaggio, parmigiano grattugiato (sennò che parmigiana è?) e un secondo strato di melanzana e ancora ripetere l'operazione per un altro strato fino a formare una porzione single di parmigiana. Ovviamente ti consigliamo di mangiarle in compagnia. Inforna tutto per cinque minuti a forno veramente caldo ed è pronto. Bom proveito!




Notturno Bus
di Davide Marengo

Davvero non me lo aspettavo. Proprio un bel film l'esordio alla regia di Davide Marengo. Notturno Bus è un po commedia sentimentale, un po' gangstar movie: in altri tempi il film si sarebbe definito giallo-rosa, ma ora pesano, infinitamente, gli influssi di Tarantino. Quindi è tutto un casino.
Giovanna Mezzogiorno è una ladra bellissima con un'incontrollata pulsione a sedurre, che inciampa in una faccenda più grande di lei. Valerio Mastandrea è un autista di autobus che ha studiato filosofia, ama il poker anche se perde con una regolarità da mettere in discussione anche la legge delle probabilità. E poi ci sono un microchip che può rovinare un uomo importante, un agente dei servizi segreti buonissimo, due killer grotteschi e le avvincenti corse in autobus di notte per le vie di Roma.
Il ritmo è incalzante e la trama coinvolgente. Ottima la fotografia. Consigliato.

lunedì 5 marzo 2012

Polentine d'appartamento



Polentine di campo
Le polentine sono composte di semolino, quindi per le preparazione rimandiamo al post precedente. La preparazione infatti è identica: cambia invece l'accompagnamento, che ne determina il cambio di sapore nonchè di aspetto; sono proprio belle da vedere e da servire queste polentine. Prepara dei dischetti di semolino e infornali da soli per dieci minuti. Per accompagnarli noi abbiamo scelto la segale selvatica, lavata, pulita e poi bollita, quindi saltata in padella con olio e due spicchi d'aglio. Una volta pronta, sistema una forchettata di verdura sopra un dischetto di semolino aggiungendo anche del formaggio cremoso e impreziosisci ogni dischetto con il parmigiano. Disponi il tutto in una teglia e inforna per altri dieci minuti. Servito. 

            
 L'Appartamento 
di Billy Wilder

"E una cosa meravigliosa un pranzo per due.
In genere mangia solo?
No no no: qualche volta ceno con Eisenhower, a volte con Billy Wilder, o con Perry Como. L'altra sera ho cenato con Greta Garbo. Era molto più giovane, allora."

Già, è davvero una cosa meravigliosa un pranzo per due, per dirla con Woody Allen, una di quelle cose per cui vale la pena vivere (Provaci ancora Sam, 1972). Immaginate: sabato, grigia giornata d'inverno, pioggerella sottile, domani non si lavora, Lei più bella che mai, pranzo luculliano per due...caffè, sigarette arrotolate e gran film in proiezione domestica pomeridiana. E il film è, indiscutibilmente, un grandissimo film. Che film? "L'appartamento" del 1960. 
Dunque: New York, 1960. L'impiegato di una compagnia d'assicurazioni C.C. Baxter, detto dai suoi superiori "Cicci bello", ha un piccolo appartamento in affitto e mosso da tanta "generosità" presta tale appartamento ai superiori i quali lo usano per intrattenersi con dolci compagnie extraconiugali. In segno di riconoscenza questi permettono a Baxter una carriera fortunata che lo porta fino ai vertici dell'azienda. Fin quando non viene scoperto dal direttore. Costui, invece di licenziarlo, gli propone un accordo con il quale lui diventerà l'unico a usufruire dell'appartamento con la sua amante che a sua volta si scoprirà essere la giovane Fran della quale è da tempo segretamente innamorato il signor Baxter. Amore o carriera? Dilemma da tempi moderni, non vi svelo altro.
Wilder, con ironia, ci presenta una commedia che sa equilibrarsi tra romanticismo e satira. Una satira che aggredisce il capitalismo sfrenato che non premia il merito ma solo "chi ci sa fare", un film superiore per indagine psicologica e capacità di essere anche un simbolo,  simbolo di un mondo tristemente vero: è il mondo dell’uomo medio occidentale.
Straordinari i due protagonisti Jack Lemmon e Shirley MacLaine. Premiato da 5 oscar, miglior film, sceneggiatura, scenografia, montaggio e regia ne avrebbe meritato altri due per entrambi gli attori.
Dopo un'ora e mezza Lei è entusiasta, io alquanto innervosito dal non essere Jack Lemmon. Tra le più grandi commedie americane.    

giovedì 19 gennaio 2012

Gnocchi milionari

Gnocchi al semolino

La polenta è fatta di semolino. Io non ho mai mangiato la polenta. Questo piatto non è polenta. Sono gnocchetti al semolino. Non capisco. Mi manca qualche passaggio. Ma non importa, in compenso sono una buona forchetta. Ai fornelli: prendi un litro di latte e mettilo sul fuoco insieme con una noce di burro, sale e pepe nero. Non appena bolle aggiungi il semolino a pioggia e mescola energicamente, meglio con una frusta, evitando la formazione di grumi. Cuoci a fuoco basso per qualche minuto fino a che il semolino si addensi. Dopodichè togli il tegame dal fuoco e aggiungi un bel po' di Parmigiano grattugiato. Fase due: Stendi il composto in una teglia precedentemente oliata e abbastanza capiente. Stendilo fino a raggiungere un centimetro circa di spessore. Fase tre: Prendi un altra teglia e imburrala. Taglia il composto di semolino oramai freddo in strisce e adagiale sulla teglia sovrapponendole leggermente una sull'altra e inserendo nel mezzo qualche fetta di provola. Cospargi la superficie di parmigiano, pepe, sesamo e tocchetti di burro quindi inforna tutto per circa venti minuti, fino a quando sopra si sarà formata una bella crosticina dorata. 



Millions
di Danny Boyle

Ok. Devo rispettare il regime cinematografico imposto da Giulietta: solo film contemporanei, a colori e con 30 fotogrammi al secondo: inutile stare a protestare o provare a spiegare. Cosi è e quindi mi adeguo; stasera non vedremo La morte corre sul fiume del 1955 ma Millions, di Danny Boyle, del 2004. Avrò visto Trainspotting più di trenta volte, ma ero adolescente e non capivo nulla nè di eroina nè di essere adulti. Con Millions siamo lontani anni luce da quegli scenari ma m'incanta ugualmente.
All'apparenza classica commedia leggera, Millions, fin dalle primissime battute, si dimostra invece una favola di incredibile attualità, capace, sotto la maschera della comicità e della leggerezza, di proporre al pubblico una infinita serie di riflessioni sul denaro, il senso della vita e della famiglia, la morte, il rapporto tra società e consumi. Ambientato in Gran Bretagna, il film racconta la storia di due fratelli di 8 e 10 anni, orfani di madre, Damian e Anthony che, per caso, si ritrovano in possesso di una valigia contenente migliaia di sterline.
Damien è un ragazzo buono, gentile e pieno di fantasia, tanto da immaginare di parlare con i santi, mentre suo fratello Anthony è materialista e concreto e non esita a ricorrere alle lacrime di coccodrillo per la morte della mamma per impietosire le persone.
Io lo dico sempre: i soldi fanno male, soprattutto se sono tanti. E cosi i due fratelli diventano improvvisamente ricchi e peggiori.
Perfetta la regia di Boyle, che propone un linguaggio cinematografico semplice ma ricercato, con inquadrature atipiche, inserti visionari e la sua abituale ossessione per i soldi e i treni, elementi presenti in tutta la sua cinematografia. Un discorso a parte merita il suo rapporto con la religione: doveva farsi prete, ma, verso i 14 anni, quando stava per entrare in seminario, un sacerdote gli fece capire che sarebbe stato meglio abbandonare l’idea. Per tutta risposta Danny Boyle si dedicò anima e corpo alle rappresentazioni teatrali scolastiche, una passione che, piano piano, lo avrebbe messo sulla strada scelta per la vita.
Il regista di Manchester parla, con «Millions», di Dio e scherza perfino con i santi: per questo c’è una Santa Chiara che fuma uno spinello, un San Giuseppe interpretato da un attore arabo, un San Pietro che viene da una città industriale, per testimoniare la sua origine proletaria.
Davvero un bel film, Giulietta è ancora sveglia e io, con in mente ancora Santa Chiara, penso a cosa farei se trovassi una borsa piena di soldi.
E metto su La morte corre sul fiume per addormentarmi.

venerdì 9 dicembre 2011

Il marito della peperonata

Peperonata.

Oggi un contorno, e che contorno, oh mamma che contorno. La peperonata, ah la peperonata, mitica la peperonata, facile la peperonata. Prendi i peperoni, tagliali in sottili striscioline. Sminuzza anche una cipolla e qualche pomodorino. Butta tutto in padella con olio, aggiungi sale (Q.B) e dopo un po' aggiungi acqua e lascia cuocere in umido. Quando i peperoni sono cotti fai asciugare l'acqua in eccesso et voilà, sono pronti: guarnisci con qualche foglia di profumato prezzemolo e scorza di limone e prepara il palato a questa tradizionale quanto sempre sorprendente esperienza. Wow!



Il marito della parrucchiera
di Patrice Leconte

Io e Antoine, il protagonista di questo bel film francese, abbiamo qualcosa in comune. La passione per le rotondità generose delle donne innanzitutto. Inoltre entrambi, adolescenti, andavamo a tagliare i capelli da una parrucchiera. Terzo, tutti e due abbiamo grandi sogni nel cassetto. Ma lasciamo perdere, torniamo al film: come avrete intuito è la storia di Antoine, un ragazzetto di dodici anni, che adora farsi tagliare i capelli dalla parrucchiera del paese; adora il profumo di colonia del negozio, adora le mani di lei che passano tra i suoi capelli e, massima sensazione erotica, la vista di un suo seno, in un caldissimo giorno d'estate. Così decide che da grande sposerà una parrucchiera. Il padre gli ha insegnato che la vita, tutto sommato, è semplice, perché basta desiderare ardentemente qualcosa affinché si realizzi. Se ciò non accade, significa che non si è desiderato abbastanza. E, infatti, per Antoine, non c’è sogno irrealizzabile e, a cinquant’anni, sposa la parrucchiera Mathilde, interpretata da un'incantevole Anna Galiena. La loro è una storia di una passione che travolge, che inebria i sensi, un’apologia del piacere, del desiderare e dell’essere desiderato. Sullo sfondo il sempre eterno timore: che un giorno tutto possa finire. Ma fa nulla. C'est l'amour. C'est la vie.