Calamari ripieni con pomodorini gratinati
Silenzio. Il sole forte di mezzodì. L'ombra della persiana. Vento. Piedi nudi. Un leggero vino bianco ghiacciato. Lo sguardo fermato solo dall'orizzonte. Rumore di vento. Profumo di mare. No, non è profumo di mare. Eccolo laggiù il mare, si vede. Il profumo è invece... di tipica cucina Siciliana, che a volte profuma come il mare.
Ci scuseranno tutti i pesci del Mediterraneo ma è un piatto la cui bontà è difficile da descrivere. Quindi non lo facciamo. Ma vi diciamo come si fa.
Prima il ripieno: taglia i pomodorini e mettili in una teglia con il pangrattato (molto) condito con prezzemolo, aglio, scorza di limone (poche grattugiate), sale, pepe nero e olio. Metti in forno fino a quando il pangrattato diventa dorato (è preferibile usare la funzione grill del forno). Quando è pronto dai una bella mescolata al tutto. Ora accendi la piastra di ghisa (o il barbecue, o una padella) e cuoci i calamari, che in pochi attimi saranno pronti. Adesso riempi ogni calamaro con quell'incredibile gratin che hai fatto e servi in un piatto accompagnato da una bella e fresca insalata verde. I nostri palati sono letteralmente impazziti.
Sud Side Stori
di Roberta Torre
Ci incuriosisce questa cineasta milanese trapiantata a Palermo che con il suo primo lungometraggio, Tano da morire, ha riempito le sale e meravigliato la critica. Così decidiamo di vedere Sud side story; nel film, ispirato ad una vicenda reale, ci si muove tra il musical West side story di Robert Wise del 1961 e Shakespeare con il sempreverde Romeo & Juliet. Il tutto ambientato a Palermo nella nostra angusta epoca. Il destino fa incontrare Toni Giulietto, scalcinato cantante di feste di piazza, e Romea Wacoubo, una ragazza nigeriana che fa la prostituta. Tra i due nasce subito l’amore, che, come in tutte le più struggenti storie d'amore, viene però contrastato sia dalle zie di Toni che dalle amiche di Romea.
In realtà, il testo shakesperiano è solo un pretesto per raccontare in modo originale le difficoltà di inserimento in Italia di chi arriva da culture diverse e l'attuale impossibilità di superare pregiudizi atavici da entrambe le parti.
Si vede e si sente la fotografia di Daniele Ciprì così come la mano di Franco Maresco nella sceneggiatura, due tra i più grandi artigiani del cinema siciliano e italiano. Ma i complimenti vanno sicuri alla regista, una vera visionaria, ironica, divertente, musicale e mai superficiale nonostante la drammatica tematica dell'immigrazione. Una milanese perfettamente a suo agio a Palermo. Questo è un buon esempio di integrazione.
In realtà, il testo shakesperiano è solo un pretesto per raccontare in modo originale le difficoltà di inserimento in Italia di chi arriva da culture diverse e l'attuale impossibilità di superare pregiudizi atavici da entrambe le parti.
Si vede e si sente la fotografia di Daniele Ciprì così come la mano di Franco Maresco nella sceneggiatura, due tra i più grandi artigiani del cinema siciliano e italiano. Ma i complimenti vanno sicuri alla regista, una vera visionaria, ironica, divertente, musicale e mai superficiale nonostante la drammatica tematica dell'immigrazione. Una milanese perfettamente a suo agio a Palermo. Questo è un buon esempio di integrazione.









